| l'ultima metro - il gusto del banale |
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l'ultima metro
Ricordo con affetto il tempo che è passato e osservo con sottile malinconico disprezzo l’incedere incalzante del tempo che verrà. Mi sfuggono di mano le cose che ho imparato i sogni e le illusioni svanite ormai da un pezzo si perdono nel tempo nel fiore dell’età. Quando tutto sembra grande, quando tutto sembra bello quando tutto ti emoziona la tua vita in un castello sembra sempre un’avventura i tuoi giochi la tua festa quando pensi al tuo futuro troppi grilli per la testa. Mi fermo solo un poco e vedo quel che è stato il muro della casa lo sguardo degli amici e vedo un’altra metro che giungerà in stazione. Raccolgo qualche spicciolo nel tempo che ho sudato la piccola illusione di essere felici ma questa è soltanto una misera opinione. Poi si cresce con la scuola e si crede di imparare delle regole comuni per potersi realizzare dove studi il tuo domani con la penna tra le dita ma il futuro è un’altra cosa, l’esperienza di una vita. Quanti giorni son passati in un battere di ciglia quanta gente se ne andata forse un po’ distrattamente e rivedo come sempre quella metro alla stazione. Tutto questo mi spaventa ma non mi meraviglia quella luce così tenue che si spegne dolcemente e mi accorgo di perdere anche un’ultima occasione. Di partire di sentire di cercare di fermare quella fretta insostenibile che mi rende sempre stanco ma è una nenia molto antica che mi va di raccontare a quell’uomo che si stinge fino ad essere tutto bianco. Il volto delle cose poi non lo riconosci ti volti è già passato e poi non ti appartiene e passa senza accorgerti anche l’ultimo vagone. E senti che sei forte ma infondo non riesci e stringi sempre più le tue stesse catene e ancora ti trascini tra milioni di persone Che sempre si somigliano nei modi di rubare in gesti in consuetudini dissolte dentro il fato nei piccoli segreti che cerchi e vuoi imparare ma è sempre troppo tardi il giorno è già passato. |
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